Sono molti coloro che si porgono come domanda, sia dal punto di vista della giurisprudenza che della dottrina, se i crediti dei coniugi ricadano nella comunione dei beni oppure siano esclusi.
La Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata nel 2007 affermando che sia i diritti reali che i crediti possono entrare nella comunione legale, ma subito un anno dopo, nel 2008, si è pronunciata tornando sui suoi passi e specificando che i crediti vadano esclusi dagli acquisti.
La Suprema Corte ha affermato che quello che si deve tenere in considerazione al fine di includere o escludere i crediti nella comunione, è la componente patrimoniale del credito stesso, intendendo la capacità del credito di potere costituire valore di scambio.
Se il credito è dotato di questo requisito, viene incluso nella comunione, in caso contrario resta escluso (Cass. civ. sent. n. 9845/2012).
Recentemente gli Ermellini hanno confermato che rientrano tra la comunione tra moglie e marito gli atti che comportano un trasferimento del diritto di proprietà sul bene acquistato. I crediti relativi ad un solo coniuge non possono entrare nella comunione, anche se sono avvenuti durante il matrimonio.
Nella comunione legale dei coniugi rientrano anche i prodotti finanziari che rappresentano una forma di investimento, ad esempio buoni postali, azioni e BOT.