Dal Tribunale di Napoli arriva, finalmente, la sentenza che farà giurisprudenza sulla tutela del diritto all’oblio, ossia l’oscuramento del sito web.
Spieghiamo prima di tutto cos’è il diritto all’oblio. Con questi termini si fa riferimento al diritto di un individuo di veder rimuovere alcune sue informazioni dalla carta e dal web. E’ possibile che questo avvenga in ossequio al rispetto della privacy e riservatezza, quando, le notizie divulgate tempo prima abbaino perso interesse pubblico.
Il diritto all’oblio, ossia, ad essere dimenticati, è utilizzato soprattutto nell’ambito di internet, sui social network e siti web, considerando l’elevata potenzialità di divulgazione delle informazioni rispetto ai supporti cartacei.
Sono specialmente gli individui che hanno avuto diffusione di notizie relative a condanne penali o fatti riprovevoli riconducibili a loro, che fanno richiesta al rispetto del diritto all’oblio.
La cancellazione delle informazioni è l’unico strumento utile a garantire loro la possibilità di rifarsi una nuova rispettabile reputazione.
Vediamo ora quali sono gli strumenti già testati che può utilizzare il cittadino per tutelarsi e chiedere la cancellazione dei dati sensibili.
Dopo aver inoltrato la richiesta di cancellare dei dati personali privi di interesse pubblico da parte del soggetto interessato, e il titolare del sito web adempia alla richiesta, non c’è nessun problema. Nel caso in cui il titolare del sito si rifiuti di cancellare dalla pagina i contenuti lesivi, sono previste alcune procedure efficaci mediante l’utilizzo di strumenti giuridici.
In materia di diritto civile, dopo essersi presentati in Tribunale, si può rivendicare l’applicazione dell’art. 700 del c.p.c. affinché il giudice ingiunga a rispettare il diritto all’oblio al titolare del dominio del sito web. In caso in cui venga attestato un danno, si potrà ottenere anche un’eventuale risarcimento.
Per quanto riguarda il diritto penale, invece, si rischia il sequestro preventivo del sito, in conformità a quanto affermato dalla Corte di Cassazione, che ha stabilito che i siti web non godono di alcuna protezione costituzionale, in quanto non sono delle testate giornalistiche.
L’ultimo strumento per tutelare il diritto all’oblio a disposizione dell’utente, è l’oscuramento del sito nella sua interezza, quindi non si cancellerà più la singola pagina contenente dati lesivi, ma l’intero sito. Si è arrivati all’utilizzo di questo metodo nei casi in cui i dati erano inseriti all’interno dei server stabiliti all’estero, dove quindi non era possibile effettuare alcun sequestro fisico. In pratica consiste nell’ordine, dato dal giudice a tutti i provider italiani, di bloccare agli utenti italiani l’accesso a quel sito. Questa pratica è stata seguita nei casi di pedopornografia, pirateria informatica e gravi reati.
Dalla sentenza emessa dal Tribunale di Napoli è emerso un nuovo strumento per ricorrere al rispetto del diritto di identità personale, ossia l’oscurazione intera del sito web, alternativamente al sequestro fisico e qualunque siano state le modalità con cui sia stata lesa la reputazione dell’individuo.