Affido condiviso anche per il cane dopo la separazione, lo ha stabilito il Tribunale di Roma, il  7 novembre 2016, con una sentenza in cui ha stabilito che entrambe gli ex conviventi hanno diritto di trascorrere del tempo con il loro cagnolino. In questo caso si tratta di Spot, un cagnolino meticcio di 9 anni che trascorrerà sei mesi con la padrona e gli altri sei mesi con il padrone, avendo diritto di visite due volte a settimana, notte compresa, dal coniuge che non lo ha in affido. Inoltre, cibo, cure mediche e quant’altro necessario per il benessere del cagnolino dovrà essere pagato a metà da entrambe i padroni.

Questo periodo di affido alternato inizierà con la ex poiché era stata sottratta dalla compagnia del cane dalle vacanze di Natale 2011, quando l’ex compagno glielo aveva sottratto non facendoglielo più rivedere, per questo, è stato condannato a pagare tutte le spese relative alla causa per aver privato la ex ed il cane di un caro affetto.
Sempre più frequenti sono diventati questi casi in cui coniugi o persone in regime di convivenza si trovano dinanzi al giudice per queste dispute relative all’animale domestico. Il tribunale di Roma, quindi, ha deciso, essendo una sua competenza, di anticipare la proposta di legge ferma al Parlamento in attesa di approvazione da molti anni, concedendo l’affidamento condiviso anche se le parti non erano unite dal vincolo matrimoniale, visto che negli ultimi anni si tende ad equiparare le famiglie di fatto a quelle fondate sul matrimonio. Ma quello che più risalta dalla sentenza è che l’unico che conta ai fini della tutela del proprio interesse sia il cane ed il suo legame per entrambe che prescinde dal legame giuridico che legava i suoi padroni.
Spot aveva vissuto per tutta la durata della convivenza, di circa 3 anni, con entrambe i coniugi, poi dopo la separazione era rimasto con la donna, che lo aveva registrato a nome suo presso l’anagrafe canina, fino a quando l’uomo se lo era tenuto con se.

Il regime giuridico, quindi, è in grado di tutelare l’interesse materiale, spirituale ed affettivo dell’animale affidandolo ad entrambe gli ex conviventi che ormai hanno instaurato un forte legame affettivo con lo stesso, che a sua volta si è affezionato ad entrambe le persone che riconosce come padroni.
E, come previsto anche dalla proposta di legge giacente in Parlamento, “per il cane il fatto che la coppia non fosse sposata non fa alcuna differenza: «il suo legame e il suo affetto per entrambe (le persone) prescinde assolutamente dal regime giuridico che le legava», esattamente come succede per i figli di coppie non sposate.