In questi giorni l’attenzione ricade tutta sulla manovrina fiscale, ossia, sul DEF 2017, che contiene tutti gli aspetti fiscali, tra cui il famigerato aumento IVA. Per la lotta all’evasione fiscale l’Agenzia delle Entrate ha comunicato che vuole continuare la battaglia verso la riscossione crediti con una nuova rottamazione bis.
L’ente ha dichiarato di avvalersi di un nuovo strumento per la riscossione dei crediti presentato all’interno della manovrina ossia, il calcolo del tetto minimo per il pignoramento dei beni immobili dei contribuenti debitori.
La principale novità sta nel tetto che è divenuto cumulativo, cioè, se prima l’immobile da pignorare doveva avere un valore di 120 mila euro, ad oggi è sufficiente che il totale degli immobili da pignorare sia di 120 mila euro. Per fortuna la prima casa non rientra tra i beni da poter pignorare. Ciò è davvero rilevante, in considerazione di una recentissima sentenza di un Tribunale di merito, che ha fatto dell’inviolabilità del diritto alla casa il motivo di sospensione della procedura di esecuzione forzata.
La clausola di salvaguardia è stata individuata, dai legali dell’uomo insolvente, nella cosiddetta legge “salva suicidi”, la numero 3 del 2012: questa stabilisce che l’esecuzione non possa proseguire se l’insolvente è sovra-indebitato. In particolare, andrebbe contro il principio di solidarietà, sancito all’art. 2 della nostra Costituzione, il procedere dell’esecuzione forzata in maniera del tutto incurante della situazione economica disastrosa dei singoli. L’accanimento, infatti, non risolverà i problemi economici dei creditori, e chi ha delle pendenze deve poter continuare a disporre di un bene primario come la casa per trovare soluzioni che estinguano gradualmente il debito.