L’inchiesta si allarga a macchia d’olio. Una quindicina le presunte vittime sentite dagli agenti del Commissariato di Tarquinia. I poliziotti lo scorso febbraio fecero un blitz presso lo studio romano
Tra i truffati anche un intermediario che avrebbe dovuto incassare la percentuale sui clienti reperiti, tramutatisi poi in vittime
A fiutare l’inganno, a febbraio scorso, fu l’avvocato tarquiniese Paolo Pirani. Massimo Setzu e sua moglie Mara raccontano la loro ‘’odissea’’
TARQUINIA – Si allarga a macchia d’olio l’inchiesta che vede indagato l’avvocato P. B., il legale di Roma denunciato lo scorso febbraio per truffa, falsità materiale ed esercizio abusivo della professione forense a seguito di un blitz della polizia del Commissariato di Tarquinia interessata del caso da alcuni imprenditori locali. Diversi tarquiniesi sono infatti rimasti vittime del ‘’falso legale’’ che fingeva, cioè, di esercitare la professione, nonostante dallo scorso marzo 2001 fosse stato radiato dall’albo per sanzione disciplinare.
I casi e le truffe. Il legale, secondo l’accusa, avrebbe per anni esercitato la professione presso un noto studio della capitale, situato sulla Balduina (dove peraltro tuttora operano altri due fratelli), e avrebbe chiesto parcelle salatissime, che vanno dai mille euro ai cinquantamila euro, per seguire pratiche che però non avrebbe mai portato a termine, ingannando i clienti con scuse e raggiri. L’accusato nega, ma c’è chi assicura di essersi fatto ‘’sfilare’’ oltre centomila euro, chi invece parla di 15mila e ottomila euro. L’inchiesta, seguita dal giudice del tribunale di Roma, dottor Palamara, sarebbe giunta ad una svolta grazie proprio al crescendo di segnalazioni di clienti che dichiarano di essere stati a vario titolo “truffati” dal presunto falso avvocato. Sono almeno quindici le persone sentite dagli agenti del Commissariato di Tarquinia, di persone provenienti da tutta Italia: da Macerata a Busto Arstizio e Ascoli Piceno, solo per dirne alcuni. Nel ”tritacarne” sarebbe finito anche un uomo che avrebbe dovuto svolgere il ruolo di intermediario finanziario: l’avvocato B. -conosciuto tramite amici comuni -, gli aveva infatti promesso una percentuale sul numero delle pratiche procurate. Oltre a questi casi, sarebbro almeno cinque i tarquiniesi rimasti vittime del finto legale e adesso tutelati dall’avvocato Paolo Pirani di Tarquinia che, per primo, fiutò l’inganno dell’avvocato romano. Il cerchio si allarga ancora. Dalle vittime, un’unica voce: “Fermate quella persona, perché potrebbe continuare ad ingannare”. Presso il Commissariato di polizia di Tarquinia hanno presentato denuncia-querela per truffa anche la signora Mara Noveni e il marito Massimo Setzu di Roma.
La storia. L’odissea dei due coniugi, simile a quella dei due tarquiniesi Pesciutti e Albano, inizia a novembre del 2001. Su indicazioni di amici, Pietro De Luca ed Ivana Trovatelli di Ardea, la signora Noveni e il marito si rivolgono all’avvocato B., all’epoca dei fatti operante presso uno studio romano in via Tacito. La coppia interessa il legale in merito ad una problematica inerente alcuni rapporti intercorsi con l’istituto bancario San Paolo di Torino: nello specifico, per un atto di compravendita immobiliare con relativo mutuo ipotecario, stipulati nel ‘95. Gli atti mancano dei presupposti per la stipula, essendo l’immobile in questione gravato da insanabili abusi edilizi effettuati dal costruttore prima della consegna dell’immobile, che fra l’altro non ha il requisito della certificazione di abilità che deve essere rilasciata dal Comune. A risolvere i problemi della coppia ci avrebbe dovuto pensare proprio l’avvocato B. che consiglia subito un’azione giudiziaria che, a suo dire, avrebbe avuto un esito positivo al 100% nei confronti della banca. Firmato il mandato per iniziare il procedimento – come racconta la coppia stessa – nel dicembre del 2001 i romani staccano al sedicente avvocato un assegno da tre milioni delle vecchie lire. E’ nei primi mesi del 2002 che l’avvocato B. propone una transazione diretta con la banca, con la quale – racconta la coppia -, “vantava importanti conoscenze utili al buon esito della vicenda”. Poco prima dell’estate il legale della coppia comunica di aver ottenuto una firma per una transazione extragiudiziale con la banca, “che ci riconosceva – spiegano Mara Noveni e Massimo Setzu – 100mila euro a titolo risarcitorio, chiedendoci i dati bancari per l’accreditamento del risarcimento pattuito e confermandoci la sua volontà di aspettare la conclusione della transazione per il saldo delle sue competenze, per un ammontare di ulteriori 10mila euro”. I sospetti iniziano però a farsi sentire nella coppia che comincia a chiedere spiegazioni in merito ai ritardi nella liquidazione del danno. “Ogni volta ci dava spiegazioni diverse – raccontano Setzu e la Noveni –dal ritardo burocratico interno alla banca, fino alla dimenticanza in un cassetto della pratica. Nonostante le nostre richieste di visionare la documentazione in essere, ogni volta sventolava una cartellina paventando la presenza delle carte al suo interno. Il tutto con estrema gentilezza e furbizia”. Siamo già al 2005, e la coppia non ottiene risultati, e per questo chiede al legale l’avvio dell’azione giudiziaria civile per soddisfare i propri diritti. Solo nel 2007, su insistente richiesta di documenti, l’avvocato romano parla della vittoria in giudizio di secondo grado per una somma, a titolo di risarcimento, di 98mila euro e in aggiunta la rivalutazione dal ’95, interessi e spese legali. Il sospetto però sale. Anche perché la coppia non ha mai avuto notizia neanche della procedura e della conseguente vittoria in primo grado. Le difficoltà dell’avvocato emergono proprio quando i due clienti chiedono le copie delle sentenze, che il legale continua a rimandare. Inutile il tentativo della coppia di chiederne una copia presso il tribunale civile di Roma: non esiste alcuna sentenza. Idem per la Corte d’Appello. La scoperta peggiore: dell’avvocato P. B. non esistono depositati procedimenti dal 2000. L’unica spiegazione che l’avvocato B. riesce a fornire alla coppia è che “tutto era depositato presso il tribunale di Torino essendo quello il Foro competente per le controversie con la banca San Paolo di Torino”. A distanza di circa tre mesi il signor Setzu chiede verifiche presso l’ordine degli avvocati di Roma e scopre che l’avvocato P. B. è stato radiato dall’albo per sanzione disciplinare sin dal 15 marzo 2001, data antecedente al primo incontro con la coppia. I due romani non si è arrendono e da un’ulteriore verifica presso il tribunale di Torino salta fuori che non c’è traccia di procedimenti in corso a nome di Mara Noveni. All’ennesimo appuntamento con B., che già da anni si è trasferito presso lo studio legale della Balduina con i fratelli, il legale parla di “lodo arbitrale” per giustificare l’assenza dei documenti, e di aver dato mandato ad un collega referente di Torino per tutte le pratiche. Assicura alla coppia anche di aver proceduto con un decreto ingiuntivo e di aver incaricato un ufficiale giudiziario per il recupero delle somme dovute. Ormai precipitate le cose, il falso avvocato ammettere tutto alla coppia di clienti. Il 20 giugno propone ai due una somma risarcitoria, “per sette anni di pazienza’’ pari a 20mila euro: di cui 3mila subito in contanti e gli altri a settembre con una polizza assicurativa creata ad hoc da un amico. Dopo una serie di altre proposte e incontri andati a buca alla fine la coppia avanza denuncia-querela contro l’avvocato per l’ingente danno subito “a causa del doloso e illecito comportamento, attuato attraverso l’inganno ripetuto per l’esercizio abusivo della professione di avvocato”.
di ALESSANDRA ROSATI