Parlare di una società con un unico socio sembra quasi impossibile, perché il concetto di società implica la collaborazione tra più soggetti, che si mettono insieme per gestire un’impresa.

Nella società unipersonale il soggetto è uno e sarebbe più corretto parlare di impresa individuale con responsabilità limitata.

Al di là delle formule giuridiche, conta che l’imprenditore che gestisce da un’attività commerciale può utilizzare questo strumento per evitare la responsabilità illimitata che da sempre caratterizza l’esercizio dell’impresa individuale.

Può decidere di destinare all’esercizio dell’impresa un capitale determinato, mantenendo al sicuro da ogni rischio il resto del suo patrimonio.

Questo è l’aspetto che ha determinato il successo, sempre crescente, della società unipersonale. Nella realtà italiana, fatta per lo più di piccole e medie imprese, le aziende che fanno capo a una persona sono molte, e quando raggiungono determinate dimensioni si trovano in difficoltà con il regime di responsabilità illimitata previsto dal codice civile.

Il rischio presente in qualunque attività imprenditoriale può mettere a repentaglio il risultato di decenni di lavoro.

Sino a qualche anno fa l’unica soluzione era quella di fingere di costituire una società, facendo sottoscrivere una piccola quota simbolica a un familiare.

L’impresa individuale unipersonale è sempre stata un tabù per il nostro legislatore, ma nel 1993 una direttiva dell’Unione Europea ha imposto agli Stati membri di ammettere, in alternativa, l’impresa individuale unipersonale oppure la società unipersonale a responsabilità limitata.

Il nostro legislatore ha scelto di creare la società con un unico socio.

In questo modo l’imprenditore individuale può ottenere di limitare la sua responsabilità al capitale investito nell’azienda, mantenendo al sicuro il suo patrimonio personale.

Non si tratta, però, di un’impresa individuale, si ha una società, anche se con un unico socio.