Viterbo – (s.m.) – Da ribelle che ha passato una vita a combattere il “sistema” a indagato per le tangenti in cambio dei funerali. Pierluigi Leoni non ci si vede proprio. Sessantadue anni, la metà nel settore delle onoranze funebri, è tra i 18 inquisiti per corruzione nell’inchiesta “Anubi”: funerali facili. Più facili, secondo la procura, se si allungavano banconote da 50 euro ai necrofori di Belcolle, arrestati a maggio 2014. Ma di quel meccanismo, Leoni nega in tutti i modi di essere stato un ingranaggio.  “Mi sono opposto da sempre a un certo tipo di malcostume che notavo nel mio ambiente – spiega il titolare di una delle più note agenzie funebri di Vetralla -. Pesto i piedi da trent’anni di fronte a certe modalità di lavoro. Non posso certo aver cambiato idea o stile adesso”. L’inchiesta “Anubi”, sul business viterbese del caro estinto, nasce dall’esposto del direttore sanitario di Belcolle Giuseppe Cimarello. Un esposto che è un collage di segnalazioni di alcuni impresari funebri: gli “esclusi” da un sistema che, secondo il pm Paola Conti, avrebbe fatto guadagnare uno stipendio in più ai tre necrofori e più funerali alle aziende che si prestavano a pagare. Leoni si sente fuori da qualunque sistema. “A una riunione col direttore sanitario, due anni fa, presentai una memoria scritta con tutti gli episodi discutibili che avevo notato”. Tangenti no. Ma favoritismi a qualche impresa e un bel po’ di concorrenza sleale sì. ”C’erano agenzie che avevano i propri armadietti dentro l’ospedale: armadietti con gli addobbi, i drappi, i candelabri e tutto l’occorrente per allestire la camera mortuaria. Non lo trovavo giusto. Così come non trovavo giusto che qualche ‘procacciatore di affari’, mandato da qualche agenzia, si presentasse dai malati terminali, mettendosi a disposizione per tutto. Come facevano a salire di pomeriggio nelle stanze dei malati? Con la scusa di prendere carte? Ma se ce le mandavano dall’ospedale! Misi tutto per iscritto e consegnai le mie rimostranze a Cimarello”.  Quando a maggio dell’anno scorso scoppia il bubbone-Anubi, Leoni è tranquillo: con 37 indagati iniziali, quasi tutti impresari funebri di Viterbo e provincia, Roma e Civitavecchia, l’inchiesta è un terremoto per gli addetti ai lavori. “Io avevo la coscienza pulita – spiega l’imprenditore -. Ieri come allora. Mi ritenevo e mi ritengo un denunciate. Un segnalatore di criticità. Invece mi sono ritrovato a mia insaputa tra i ‘magheggioni da camera mortuaria’ quattro giorni fa, quand’è arrivato l’avviso di chiusura dell’inchiesta”. Un’accusa da cui Leoni non vede l’ora di difendersi. “Oggi stesso andremo in procura a chiedere copia degli atti – dichiara il suo avvocato Paolo Pirani -. Chiederemo sicuramente un interrogatorio davanti al pm Paola Conti per chiarire ogni aspetto di questa vicenda, dalla quale il mio cliente si sente completamente estraneo”. Leoni si definisce “innamorato del suo lavoro”. “Lo so che sembra strano – dice , ma il mio è un mestiere che fa penetrare nell’intimità delle persone come pochi altri. Ci si richiede il tatto di entrare in punta di piedi nel dolore altrui, di saper camminare sulla cenere senza lasciare orme. E ho sempre pensato che se ci ritengono sciacalli o iettatori sia anche un po’ colpa nostra. Per questo mi sono sempre ribellato a certe furberie”. E continua: “Non ho mai preso un funerale a Viterbo dall’ospedale Belcolle. Ho sempre lavorato su richiesta di privati. Sfido chiunque a dire che io possa aver usato ‘mezzucci’ per accaparrarmi i funerali: chi viene da me si fida di me e vuole venire da me. Non ho mai costretto nessuno, né pagato per ammorbidire qualcuno”

tusciaweb
30 ottobre, 2015

“Mai pagato per accaparrarmi i funerali”