Mario Albano e Vincenzo Presciutti raccontano tutta la storia che ha portato alla denuncia di P. B., finto legale di 46 anni appartenente ad uno studio legale di Roma
TARQUINIA – Sono il costruttore Mario Albano e il veterinario Vincenzo Presciutti a raccontare la storia che li vede vittime della truffa architettata dal ‘’falso’’ avvocato romano, smascherato nei giorni scorsi con un blitz organizzato dagli agenti della polizia giudiziaria del Commissariato di Tarquinia dopo un’attenta indagine portata avanti di concerto con l’avvocato locale Paolo Pirani. I due malcapitati non fanno mistero di nulla, neanche del nome del finto legale: P. B., di 46 anni, appartenente ad un noto studio legale di Roma situato sulla Balduina. «Nel 1999-2001 siamo stati contattati dal nostro istituto di credito – raccontano Albano e Presciutti – per investire tutti i nostri risparmi in titoli argentini. Successivamente al crack finanziario dello stato sudamericano, un noto consulente finanziario di Tarquinia ci ha consigliato di rivolgerci ad un avvocato di Roma, proprio tale P. B. Nell’occasione siamo stati accompagnati anche dal nostro consulente per un primo incontro. Successivamente, il presunto professionista, avendoci detto che la corrispondenza stragiudiziale con la banca non aveva sortito alcun effetto, ci ha proposto di intraprendere un’azione giudiziaria verso la stessa». Da qui iniziano le prime avvisaglie che qualcosa non quadrava. «Inizialmente – raccontano ancora i due – il presunto avvocato diceva che l’azione avrebbe dovuto avere inizio a Civitavecchia, poi disse che andava patrocinata direttamente ad Arezzo dove aveva sede la direzione generale dell’istituto di credito. Dopo essere stati più volte convocati presso il suo studio, nel 2005 l’avvocato ci ha comunicato che la causa era terminata con risultato a noi favorevole, ma che purtroppo la banca aveva proposto ricorso in appello presso il tribunale di Firenze, contro la sentenza di primo grado». Per dimostrare il tutto, P.B. consegnò anche ai due tarquiniesi la copia della sentenza emessa dal tribunale di Arezzo. «Prima della fine dell’anno – spiegano ancora Presciutti e Albano – l’avvocato ci ha comunicato che anche la Corte di Appello ci aveva dato ragione. Convocati ancora nel suo studio, P. B. ci ha consegnato le due sentenze, entrambe però relative al primo grado e ci ha anche detto che la sentenza di secondo grado non era ancora stata trasmessa dal domiciliatario di Firenze». Tornati a Tarquinia i due professionisti hanno poi notato una differenza tra le sentenze di primo grado consegnate nelle diverse occasioni. «A questo punto ci siamo rivolti al nostro legale di fiducia, l’avvocato Paolo Pirani, il quale resosi subito conto dell’anomalia, ci ha consigliato di eseguire delle verifiche presso il tribunale di Arezzo e di rivolgerci alla polizia giudiziaria per denunciare il caso». Il resto è storia. La polizia dopo una serie di indagini, ha confermato tutte le perplessità già manifestate dall’avvocato Pirani circa l’attendibilità delle sentenze. «Successivamente siamo venuti a sapere dai quotidiani che l’avvocato P. B. non risultava iscritto ad alcun ordine forense. È stata proprio la Polizia di Stato – dicono Presciutti e Albano – alla quale porgiamo i più sentiti ringraziamenti per l’attività svolta, ad eseguire l’intervento che ha colto in flagranza di reato il falso professionista». L’avvocato Pirani, difensore di Albano e Presciutti, ha dovuto celermente iniziare la procedura diretta al recupero delle somme investite nei bond argentini, quasi un milione di euro, da parte dei propri assistiti, per evitare la prescrizione dall’azione civile oramai vicina. Il BlitzSi parla di una parcella indebitamente percepita dal finto avvocato di decine di migliaia di euro. Gli agenti del commissariato di Tarquinia sono stati chiamati a fare chiarezza, quando il sospetto sulla causa civile in corso cominciava a farsi pressante per Albano e Presciutti. La squadra di polizia giudiziaria su indicazione dell’avvocato Pirani da una prima indagine accerta che la sentenza è falsa. Dai successivi accertamenti emerge pure che l’avvocato risulta radiato dall’albo già dal 2003. Nei giorni scorsi è dunque scattato il blitz organizzato dalla squadra del dirigente Roberto Arneodo, capitanata dall’ispettore Toni Mancini. Mario Albano e Vincenzo Presciutti sono stati convocati dal falso professionista per ritirare la sentenza di appello e la polizia è intervenuta al momento dello scambio contestando la falsità dell’atto. Al blitz è poi seguita la perquisizione: sono stati sequestrati un pc, floppy disk, dvd e altra documentazione. Per ‘‘fabbricare’’ le sentenze ricorreva ad una sorta di collage di documenti che scaricava da Internet, cambiava alcuni dati e poi creava un documento finto. L’uomo è stato denunciato per truffa, falsità materiale ed esercizio abusivo della professione. Da capire adesso se altri sono incappati nel finto avvocato.
di ALESSANDRA ROSATI
13 Feb 2008 – Ore 17:17
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